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da Sledet.com per Nel nome dei Grimm


Sledet è un blog fondato da Desire’ Sara Serventi e amministrato da Vittorio Garufi. Desire’ Sara Serventi è socia iscritta alla Free Lance International Press.

L'intervista


Se ti chiedessi di raccontarti, cosa risponderesti?

No dai, non farlo. Sono un ragazzo riservato, io, con un innato talento per il sarcasmo. A parte gli scherzi, la mia è la storia di una persona bizzarra, con una vita comune, un lavoro ordinario, una moto, un cane e un sogno nel cassetto. Non sono niente più di questo.


Dove ti sei formato?

Ho studiato Beni Culturali presso il Dipartimento di Lettere, Arti e Scienze Sociali dell’Università di Chieti. Ho intrapreso il curriculum archeologico, quindi il mio campo di studi spazia dall’archeologia alla storia, dalla storia dell’arte alla letteratura. Nello specifico, in ambito accademico, sono un medievista.


Come è stato il percorso che ti ha permesso di pubblicare il tuo primo libro?

È stato un percorso decisamente in salita. Le case editrici che trattano con gli esordienti spesso chiedono loro un contributo alla pubblicazione. Trovare quelle che scommettono sul tuo lavoro e ci investono di tasca propria è un compito arduo. Se non si conosce nessuno del settore, ci possono volere anche anni. Io ho avuto la fortuna di imbattermi in un’agenzia letteraria che ha creduto nel mio manoscritto, l’Agenzia Paradigmi. È grazie al suo staff che ho firmato un contratto con Alcheringa Edizioni. Da solo non ci sarei mai riuscito.


Cosa vuol dire intraprendere l’attività di scrittore?

Vuol dire conoscere gente, stare sempre in movimento, cercare in ogni modo di superare la concorrenza. In Italia, per assurdo, ci sono più scrittori che lettori.


Cosa bisogna fare per emergere in questo settore?

Per emergere e farsi notare non si può solo contare sul potenziale del proprio libro. Bisogna reinventarsi promotori di se stessi; imparare a sfruttare le vecchie e le nuove forme di comunicazione, di interazione, di connessione; mettersi costantemente in discussione. Scrivere è la parte più dolce. I cavoli amari arrivano dopo la pubblicazione.


Cosa ti ha spinto a scrivere “Nel nome dei Grimm”?

Bella domanda! Su due piedi, ti direi che Nel nome dei Grimm è nato dall’irrefrenabile voglia di mettere nero su bianco i miei pensieri, le mie visioni, il mio modo di vedere il mondo. Diciamo che scrivere non è solo raccontare una storia. Scrivere vuol dire anche raccontare se stessi sotto i filtri dell’immaginazione. Non esiste libro che non conservi fra le sue pagine un pezzo di anima dell’autore. Concepire un manoscritto è un po’ come generare un horcrux. Niente magia oscura, in questo caso, solo il potere delle parole.


Come è nata l’idea?

Ho fatto un sogno. Rivivevo una storia a me nota e mi aggiungevo alla schiera dei suoi attori. Quando mi sono svegliato mi è venuta l’idea di riprendere dei racconti già fatti e di riscriverli con un personaggio in più. Credevo che sarebbe stato facile, ma come al solito credevo male. Perlomeno mi sono divertito. Riscoprire le fiabe dei fratelli Grimm, rimpastarle, modificarle e stravolgerle mi ha dato grande soddisfazione. Mi sono sentito come il terzo fratello di Jacob e Wilhelm Grimm, che a un certo punto prende i loro lavori e li incasina da buon monellaccio.


Vuoi raccontare di cosa tratta il tuo libro?

Nel nome dei Grimm è un fantasy illustrato in cui sono celebrate le gesta di Adam, un immortale alla ricerca di una vita normale. Perché Adam possa coronare il suo sogno, si cimenta in un gioco perverso ideato da Fato, l’oscuro signore del Pozzo dei Desideri. Grazie al suo potere, rivivrà alcune delle storie dei fratelli Grimm e si giostrerà al loro interno con lo scopo di farle concludere a lieto fine. In queste storie entrerà in contatto con tutte le creature figlie del folklore: il vampiro, la strega, il licantropo, eccetera. S’imbatterà anche in altri immortali, fra i quali si celerà la sua nemesi: Gilgamesh. Se fallirà nella propria missione, sarà condannato all’oblio dei sensi per l’eternità. Adam però è un audace e accetta senza esitare.


Qual è il genere letterario del libro?

Il genere letterario a cui mi sono votato è il fantasy. Nel nome dei Grimm è il mio primo esperimento in tal senso. Il fantasy è tutto per me. Ricorda agli adulti che possono ancora svagarsi come facevano da bambini. Insegna ai bambini che i sogni possono anche avverarsi, se ci si crede davvero; che il fallito può battere il genio se ha sufficiente forza di volontà. Volere è potere. Potere è dovere.


Nel nome dei Grimm è un viaggio che va oltre il fantasy?

Io penso che ogni libro racconti un viaggio. Anche per Nel nome dei Grimm è così. il viaggio a cui fa rifermento è di natura ambivalente: è sia fisico che mentale. Da una parte ci viene narrato il peregrinare dell’eroe alla ricerca del proprio destino, dall’altra, invece, ci si addentra all’interno dei suoi più ottenebranti recessi mentali. Sotto il velo della metafora e dell’allegoria, si scava dentro il suo inconscio più nascosto, fra dolori e tormenti, sogni e speranze. La sua ambizione non è molto dissimile dalla nostra. Lui vuole ottenere ciò che non può avere. Noi bramiamo la stessa cosa.


Il protagonista della storia è Adam; come hai reso il suo personaggio credibile?

L’ho reso goffo, un po’ troppo volubile e alle volte tremendamente ingenuo. È il tipico soggetto che potrebbe compiere meraviglie, ma preferisce restare in disparte. Anche solo parlare di lui mi rende nervoso. Rappresenta allo stesso tempo ciò che vorrei essere e che non vorrei mai diventare. Quando ho elaborato i suoi connotati, sono partito da un semplicissimo assunto: a nessun lettore piace il protagonista perfetto. Solitamente si parteggia sempre per il povero disgraziato che ha avuto la sventura di nascere diverso. Adam è proprio quel genere di disgraziato. Tuttavia, nonostante la sua sfilza infinita di punti deboli ed errori di percorso, possiede qualcosa d’ineguagliabile, quel qualcosa che lo rende a suo modo l’eroe: la capacità di non arrendersi mai.


Attualmente in cosa sei impegnato?

Al momento sto lavorando al mio nuovo libro. Sarà un fantasy distopico… non aggiungo altro. Se inizio a parlarne poi non riesco più a fermarmi. Sono un spoiler umano.


Progetti?

Nel campo della teoria più pura, il mio nuovo libro dovrebbe essere il primo di una piccola saga. Ho sempre sognato di mettere a punto una trilogia, ma perché questo avvenga, si dovrebbero considerare dei fattori che al momento non posso prevedere. Più che un vero e proprio progetto, per adesso la si può considerare al massimo un’idea.


Vuoi lasciare un messaggio ai lettori di Sledet.com?

Leggete fantasy, gente! E visto che dovete leggere, comprate il mio libro! No, dai, sto scherzando. L’importante è tenere allenata la mente sempre e comunque. Qualunque sia la lettura prescelta, è sempre meglio che guardare la televisione.


Vuoi aggiungere altro?

Sì, certo. Tutti i miei guadagni derivanti dalla vendita dell’ebook saranno devoluti alla Fondazione Veronesi per aiutare la lotta contro il cancro. Quindi, cari amici lettori, se dovete scegliere fra il formato cartaceo e quello elettronico, optate per il secondo.