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da L'Opinionista per Nel nome dei Grimm


L'Opinionista è un giornale online, classe 2008, che si sviluppa sul web con i suoi portali di informazione online. Oltre alla redazione nazionale presenta diversi quotidiani locali. Pubblica ogni giorno notizie dall'Italia e dal mondo sui principali temi che riguardano attualità, economia, politica, lavoro, spettacolo, musica, arte, teatro, cinema, televisione, radio, fashon, teconologia e sport.

L'intervista


Ciao Francesco, ben trovato, grazie per aver accettato questa intervista, parliamo del tuo libro, un romanzo fantasy e per certi versi epico, Nel nome dei Grimm: è vero che è nato di getto?

"Ciao Ilaria, grazie a te per questa opportunità. Allora, ti posso dire che Nel nome dei Grimm è nato da un sogno travagliato, uno di quelli che ti svegli tutto sudato e non capisci perché. In quel sogno rivivevo una storia che avevo letto su un libro. Ero me stesso e facevo parte dei personaggi. Visto che il 90% dei testi che leggo è ambientato nel Medioevo, sarò stato di sicuro un servo della gleba. Quando mi sono tirato su dal letto mi sono chiesto: “chissà come sarebbe rielaborare racconti già noti con l’inserimento di un protagonista in più”. Si può fare? Non si può fare? Perché non tentare".


Il viaggio di Adam, il protagonista, nella prima parte della tua opera (suddivisa in tre sezioni) è guidata dal Fato, e scommetto che non è una scelta casuale, ma piuttosto è la metafora della nostra vita: quanto mi sono avvicinata al tuo intento narrativo?

"Diciamo che hai colto nel segno. Nel libro è citata più volte la voce del dogma: il caso non esiste. È un elemento ricorrente che non manca mai dentro i miei lavori. Io credo nella predestinazione, come Senofane, Calvino e Karl Barth. Non è solo un concetto filosofico o teologico, ma anche scientifico. Il terzo principio della dinamica di Newton non lascia dubbi d’interpretazione: “a ogni azione corrisponde una reazione uguale e contraria”. Come ogni certezza, tuttavia, è sempre una questione di punti di vista. Fato è certamente una metafora, la personificazione metafisica di un concetto, che insieme al simbolismo e all’allegoria è uno degli elementi caratterizzanti del fantasy".


Adam, come il primo uomo, nudo e spoglio davanti alla fragilità della sua forza: l'immortalità... L'immortalità è croce o delizia?

"Per me l’immortalità è uno stato mentale. L’uomo, da che mondo è mondo, ha sempre inseguito ciò che non poteva raggiungere. Ha sperato, sognato, pregato e persino ucciso pur di coronare i propri obiettivi. Nel bene e nel male, io questa la chiamo AMBIZIONE. L’ambizione di Adam è vivere una vita normale; sposarsi, avere dei figli, invecchiare. L’ambizione inconscia di ognuno di noi, al contrario, è vivere una vita che ci permetta di non essere dimenticati; il che significa diventare immortali. Fa parte della natura umana desiderare ciò che ci manca, come anche disprezzare ciò che si ha. Non possiamo farci niente. Così è e così sempre sarà. Lo spunto di riflessione legato al valore dell’immortalità è la chiave di volta di Nel nome dei Grimm. Se sia croce o delizia spetta al lettore dirlo. Credo che la mia opinione a riguardo traspaia nel finale del libro, quindi no! non te lo dico! Glisso. Non vedo, non sento, non parlo (sono un politico mancato)".


"Mi avvolse una sensazione tentacolare di malinconia", fai dire, a un certo punto, ad Adam: quanto la malinconia può essere musa di chi scrive e quanto è la tua musa?

"Victor Hugo diceva che la malinconia era la gioia d’essere tristi. Chi sono io per contraddire il maestro? Adam incarna in sé ciò che vorrei essere e ciò che disprezzo, tutto insieme, allo stesso tempo. Spesso parla in mia vece, altre volte è un vero… come dire… posso indulgere in turpiloquio? No? È un vero “stupidino”. Il suo lato malinconico mi appartiene. Ho un’anima tendenzialmente gotica, in parte neoclassica, che si divide a metà fra orrore e romanticismo. La malinconia non è solo una musa per me, ma anche il fulcro vitale della mia linfa creativa. È sangue dentro le vene, rosso su bianco, morte nel sogno".


Il Fato guida Adam verso la realizzazione del lieto fine di alcune tra le più conosciute fiabe dei fratelli Grimm, rivisitandole però, in chiave horror fantasy e nonostante questo, rendendole attuali, adattandole cioè, a talune realtà squallide dei giorni nostri: come mai questa scelta....

"Io credo che mescolare il vecchio col nuovo sia il segreto di una miscela vincente. Il passato è nostro padre, il presente siamo noi, il futuro sono i nostri figli. Il legame del sangue ci unisce e dà vita alla famiglia. Cosa c’è di più bello della famiglia? Nella scrittura vale il medesimo concetto: nulla si crea, nulla si distrugge, tutto si trasforma".


Parliamo del mito di Gilgamesh, su cui è incentrata l'ultima parte della tua opera, che ha richiesto di certo uno studio molto accurato da parte tua...

"Certo che sì! La ricerca preliminare e la raccolta dei dati sono fra le fasi più edificanti del lavoro dello scrittore. Quando si tira in ballo un argomento, bisogna padroneggiarlo a tal punto da renderlo proprio. È tassativo leggere, studiare, cercare, sfogliare, discutere, avere fame di conoscenza fino a scoppiare. Prima di scrivere Nel nome dei Grimm, conoscevo l’Epopea di Gilgamesh solo a grandi linee. Il giorno che ho comprato il libro ero così elettrizzato che mettevo a disagio la gente. Il libraio era talmente intimorito che ha fatto lo sconto… e il che è tutto dire".


Questo libro è veramente tuo, in ogni suo aspetto: dalla parte scritta a quella illustrata, tuoi infatti i disegni molto accurati e raffinati, il tutto in un binomio perfetto con la scrittura...

"Possiamo dire proprio di sì. Io credo che leggere sia un passatempo meraviglioso e solo per gente sveglia. Di conseguenza, se c’è la possibilità di aggiungere al testo anche una parte illustrata, perché non farlo? Le immagini danno al lettore la possibilità di immergersi nella storia a 360°. Se sono fatte per bene lasciano il segno. Dedico molto tempo alle illustrazioni perché so che in tal modo rendo l’intero lavoro più coinvolgente. Nonostante la fatica snervante che ne consegue, è un sacrificio che sono disposto a compiere. Il risultato finale è tutto per me. Non ce ne sono molti di scrittori-disegnatori e io amo fare il diverso".


So che c'è un altro, ambizioso, progetto letterario a cui stai lavorando: puoi darci qualche anticipazione in merito?

"Volentieri. Il nuovo romanzo che sto scrivendo è un fantasy-distopico. È un progetto molto ambizioso, a più volumi, ovviamente illustrato. È un’opera abbastanza diversa da Nel nome dei Grimm, scritta secondo un registro stilistico più adeguato alla distribuzione di massa. Per realizzarla, ma soprattutto per non perdere il filo, ho dovuto creare una mappa, un calendario (con una sua compitazione del tempo), un codice di condotta per personaggi e un albo delle case e dei mestieri. Si sa, il diavolo è nei dettagli e non si può mai dare nulla per scontato. Al momento mi trovo al 65esimo capitolo e prevedo di finire la prima stesura entro il 2017".


Come facciamo a seguirti?

"Sul web mi trovate davvero ovunque, innanzitutto sul mio sito internet, ma anche sui vari social: Facebook, Instagram, Twitter e Google+".


A proposito di social: quanto sono importanti, al giorno d'oggi, per la diffusione e la divulgazione di un'opera letteraria?

"Sono fondamentali. Ho persino fatto un corso di formazione per utilizzarli al meglio. Quando si pubblica un libro, la parte più difficile è la promozione, farsi conoscere, passare dal “Di Paolo, chi?” al “Chi, Di Paolo?”. Se si crede che la casa editrice, a prescindere da chi essa sia, sbrighi da sola il lavoro di marketing si è sulla strada sbagliata. Più è piccolo l’editore è più bisogna attrezzarsi. È una lotta con miliardi di altri competitor e solo i più caparbi la spuntano. Si devono intessere rapporti di collaborazione con librerie, giornalisti, blogger, siti di recensioni, opinion leader e altri autori. Si devono organizzare presentazioni, partecipare a concorsi letterari (vincerli, possibilmente), attrezzarsi coi media, smanettare con internet, eccetera, eccetera. Essere uno scrittore, diffidate da chi vi dice il contrario, è un po’ come andare su una bici di fuoco, con una borraccia di brace, su un sentiero di magma sperduto fra le fiammeggianti lande dell’Inferno. Si deve imparare a diventare atermici, immuni ai bocconi amari. Per mia fortuna, fra le varie cose, sono un grande appassionato di web grafica e ho buone conoscenze nel campo dell’html. Photoshop è una sorta di propagazione del mio braccio. Mi piace creare slogan, sketch, campagne pubblicitarie e così via. I social sono un ottimo mezzo per diffondere tutto questo, poiché ci mettono in comunicazione con un pubblico potenzialmente sterminato".


Siamo in chiusura, Francesco, grazie per questa bella chiacchierata: a questo punto, prima di salutarci, ti chiedo di lasciare un messaggio, un pensiero, per i nostri lettori...

"Per me è stato un onore, dico davvero. Cosa posso aggiungere… ah già, una cosa ci sarebbe. Mi preme informare gli amici lettori che Nel nome dei Grimm è stato pubblicato con uno scopo ben preciso. Tutti i ricavati dei diritti d’autore provenienti dalla vendita dell’e-book saranno devoluti alla Fondazione Veronesi per la lotta contro il cancro. Ergo, se questa estate vi va di leggere un libro sui generis e di fare una buona azione, sapete cosa acquistare. E questo è tutto gente… leggete, create, sognate, non arrendetevi mai! ".